ART & PHOTOGRAPHY

sabato 24 gennaio 2009

Tanta acqua è passata sotto i nostri ponti, se oggi il legame tra Futuristi e fascismo è relegato nell’alveo della storia e le quotazioni nelle aste estere non hanno smesso di salire. A riabilitazione avvenuta, siamo ora in un periodo di riappropriazione del Futurismo: critici, mercanti e musei cercano di delimitare il proprio territorio d’influenza su Balla, Boccioni e soci; nascono riletture critiche che si propongono come definitive e debordano anche in quanto a mole, come l’immane saggio di Giovanni Lista sul catalogo della recente mostra di Balla a Palazzo Reale di Milano e lo stizzito pamphlet di Giorgio de Marchis per Electa (Futurismo da ripensare).



Su questa scia, la mostra del trentennale di Fonte d’Abisso ha il merito di mostrare non la giustapposizione della pratica scultorea con quella pittorica in Giacomo Balla (Torino, 1871 - Roma, 1958), ma come le due tendenze siano compenetrate: nell’una si può osservare in controluce l’altra.



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